Fino alla seconda metà dell’800, i bignè alla romana, frittelle farcite con gustosa crema pasticcera, accompagnavano la festa dedicata al patrono e, in particolare, quella che si svolgeva presso la più antica chiesa dedicata a San Giuseppe dei Falegnami, situata al Foro.

La storia cristiana consacrò il 19 marzo al padre putativo di Gesù, protettore degli artigiani, dei falegnami e di tutti i papà: a Roma viene anche chiamato “il frittellaro” e questo perché, secondo un’antica leggenda, per mantenere la famiglia in Terra Santa, San Giuseppe si improvvisava spesso e all’occorrenza venditore di frittelle.

Nella Capitale la confraternita dei Falegnami organizzava ogni anno solenni celebrazioni e allestiva, sul piazzale antistante l’ingresso principale della chiesa al Foro, copiosi banchetti a base di bignè.

Questa tradizione fu sì sentita e seguita dai romani quanto ricordata e decantata in numerosi sonetti dei poeti romaneschi Giuseppe Gioacchino Belli e Giggi Zanazzo.

Poi, con il passaggio di Roma a Capitale d’Italia, il tessuto urbano cambiò, cominciò a ingrandirsi e i vecchi rioni storici persero il loro carattere così ben delineato. La stessa chiesa in cui si festeggiava il 19 marzo fu isolata per le numerose demolizioni effettuate in epoca fascista per riportare alla luce i reperti archeologici. Le grandi celebrazioni continua-rono per un cinquantennio nel quartiere Trion-fale, dove la Basilica minore di San Giuseppe, inaugurata e aperta al culto il 19 marzo 1912, divenne il nuovo “calderone” per la preparazione dei dolci e fulcro della sagra a loro dedicata.

In parte ancora oggi, in questo popoloso quartiere, si vive l’atmosfera dell’antica festa, con la processione del corteo storico, gare, giochi, tornei e l’immancabile degustazione dei bignè.

Michol D’Antoni

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