Fino al XIX secolo il Carnevale Romano fu un avvenimento europeo di grande richiamo, frutto di una lunga tradizione che affondava le sue radici dai Saturnalia degli antichi Romani e dal successo raggiunto nel XV secolo sotto il pontificato di Paolo II. Lungo la via Lata, l’odierna via del Corso, si svolgeva la celebre corsa dei Bèrberi e sulla platea in Agone, l’attuale piazza Navona, si assisteva agli spettacoli pirotecnici e alle rappresentazioni ludiche. A Monte Testaccio, allora disabitato, si svolgeva la cruenta ruzzica de li porci, dove i maiali venivano fatti rotolare lungo la fiancata della collina e, a valle, gli spettatori si contendevano ciò che rimaneva delle povere bestie. Il popolo era il vero protagonista, il “re per un giorno”, con licenza di divertirsi, di sovvertire l’ordine sociale e di trasgredire quelle rigide regole comportamentali a cui sottostava abitualmente. Tutto si concludeva con il martedì grasso e con la suggestiva Corsa dei Moccoletti, una sfilata con lumi e candele svolta nel tentativo di spegnere correndo le fiammelle altrui.

Furono questi i tempi in cui nacquero le celebri maschere della tradizione romana, oggetto di una ricca produzione di costumi e personaggi, simboli del carnevale e non solo. Meo Patacca, Rugantino e Cassandrino, in particolare, divennero nel tempo una buffa caricatura degli stereotipi più diffusi della società popolare e nobile. A uno di questi personaggi dobbiamo la nascita del musical italiano più longevo, Rugantino di Garinei e Giovannini che, nel 1962, debuttò al Teatro Sistina di Roma per poi essere rappresentato l’anno successivo a Broadway, facendo registrare il tutto esaurito. Dopo oltre 50 anni, la celebre commedia musicale non smette di attirare, appassionare e divertire il pubblico di tutto il mondo.

Tra le pagine dei libri e nei dettagli dei dipinti troviamo elementi importanti di ciò che fu il Carnevale romano: Goethe, Dickens, Gogol, Andersen e Belli provarono a restituire lo spirito profondo di questa tradizione con la magnificenza delle parole. Bartolomeo e Achille Pinelli riprodussero fedelmente i colori degli spettacoli e della città nella frenesia di quelle giornate, a vantaggio del recupero di una tradizione che, priva dei suoi tratti cruenti e brutali storicamente attestati, si tenta di riscoprire e rivivere oggi, dal 28 febbraio al 5 marzo, nelle piazze e lungo le vie del centro storico e della periferia.

Michol D’Antoni

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