08/08/21

Castello di Santa Severa

AGAMENNONE
di Ghiannis Ritsos e Eschilo

Regia di Massimo Venturiello

Personaggi e interpreti:

Massimo Venturiello Agamennone
Carlotta Procino Clitennestra
Carolina Sisto Cassandra
Carmine Cacciola Coro
Antonio Carella Coro
Francesco Nuzzi Coro
Giacomo Rasetti Coro

Un appuntamento da non perdere quello di domenica 8 agosto alle 21 al Castello di Santa Severa: in programma Agamennone di Ghiannis Ritsos e Eschilo per la regia di Massimo Venturiello che è anche interprete nel ruolo protagonista insieme ai giovani attori della sezione teatro di Officina Pasolini, il Laboratorio creativo di alta formazione e HUB culturale della Regione Lazio. L’evento è a cura di Spaghetti Art nell’ambito della rassegna estiva “Vivi il Castello delle Meraviglie”, promossa dalla Regione Lazio e organizzata dalla società regionale LAZIOcrea in collaborazione con il Comune di Santa Marinella. 

Dopo i dieci anni della guerra di Troia, Agamennone torna a Micene dove trova sua moglie Clitennestra che intanto ha intessuto una relazione con Egisto e maturato un odio profondo nei suoi confronti per aver sacrificato sua figlia Ifigenia, tanto da predisporne l’assassinio.
Partendo da questi fatti mitologici narrati da Eschilo, Ghiannis Ritsos, straordinario drammaturgo e poeta neoellenico del secolo scorso, torturato e perseguitato per le sue idee progressiste e rivoluzionarie, compie un lavoro di modernizzazione e umanizzazione mettendo in evidenza nuove prospettive nelle azioni dei protagonisti, portando alla luce elementi sconosciuti dei loro caratteri e disvelando la loro natura universale che non può prescindere da un discorso di protesta politica. Agamennone, nostro contemporaneo, la cui ben nota arroganza ha ora ceduto il passo a una dolente umanità, riflette sulle conseguenze della guerra, sull’ineluttabilità del destino, sul senso della Storia.

Partendo dai fatti già conosciuti, Ritsos modifica l’età, l’aspetto, le motivazioni dei personaggi e mette in evidenza nuove prospettive nelle loro azioni, porta alla luce elementi sconosciuti dei loro caratteri e in sostanza propone un’altra interpretazione del mito.
La visione politica è al centro del lavoro poetico di Ghiannis Ritsos, protagonista assoluto del panorama letterario ellenico del XX secolo; tormentato da vicende che lo vedono incarcerato, torturato e perseguitato per via delle sue idee e della sua fede politica, il poeta usa il mito come lente di ingrandimento per descrivere il mondo che lo circonda. Come Pasolini che trasportava la vita delle borgate nel tempo mitologico.
Nella sua rivisitazione dei personaggi, Ritsos utilizza i protagonisti di poemi come l’Iliade o di tragedie come l’Orestea non solo per mostrarne gli aspetti più umani e più prettamente poetici, ma anche e soprattutto per disvelarne la natura universale che non può prescindere da un discorso di protesta politica. Da questo punto di vista i monologhi (forma suprema di riflessione, che sottintende una solitudine fortemente autobiografica) riflettono sulle conseguenze della guerra, sull’ineluttabilità del destino e sul ruolo dell’individuo al suo interno, sulle passioni umane e sul senso della Storia come flusso che salva e distrugge con la stessa imparzialità.

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