Con il termine”sampietrino” o “sanpietrino” si indica il tipico blocchetto di leucitite utilizzato nel lastricato stradale e di uso comune nel centro storico di Roma. Prende il nome dal suo ampio utilizzo in Piazza San Pietro e, sotto il pontificato di papa Sisto V alla fine del XVI secolo, fu utilizzato per la pavimentazione di ben 120 strade percorribili dai carri.
Oggi caratterizza solo alcuni luoghi suggestivi della Capitale e, maggiormente, le strade tor-tuose e i vicoli con transito limitato. Il sampie-trino viene denominato anche “selcio” che, in dialetto, diventa sercio, termine molto in uso nel linguaggio quotidiano, di cui troviamo te-stimonianza anche nella letteratura romanesca.
In mezzo ai 2 milioni e più di sampietrini che compongono il lastricato stradale di piazza San Pietro, c’è un selcio noto ai romani come “Il cuore di Nerone”. Si tratta di un piccolissimo bassorilievo a forma di cuore, scoperto da alcuni bambini del Rione Borgo e soprannominato così, senza motivo, conosciuto però anche come “Cuore di Bernini” e “Cuore di Michelangelo”.
Le leggende che corrono su questa piccolissima opera d’arte sono numerose: secondo alcuni il selcio è opera di Bernini, in segno di un amore mai trovato; per altri, invece, la piccola pietra potrebbe essere opera di Michelangelo come simbolo di un amore infranto.
Un’altra leggenda ancora narra che fu una donna a creare questo grazioso cuore per ricordare il marito condannato a morte ingiustamente.
Questo sampietrino speciale si trova nel Libeccio della Rosa dei Venti sulla piazza, passato sotto milioni di occhi e identificato pochissime volte.

Michol D’Antoni

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